Centro Culturale Arte Pozzo -
Centro Culturale Arte Pozzo



" Bagnante con cappello " bronzo cm.73 x 48 x 35 (1993)

SERGIO UNIA ( scultore )
Biografia
Nasce a Roccaforte Mondovì (Cuneo) e, ancora giovanissimo trasferitosi a Torino, entra in contatto con gli ambienti artistici della città nei quali avviene la sua formazione. E’ in tale contesto che affronta con tenacia le difficoltà e le prime disillusioni, inevitabili in un mondo culturale così lontano e diverso da quello che lo vide adolescente.
Nel 1970 segue i Liberi Corsi di Nudo all’Accademia Albertina e nel 1971 tiene la sua prima mostra personale a Torino.
Da questo momento il suo lavoro si intensifica e si perfeziona, privilegiando la scultura che diviene il centro dei suoi interessi. Seguiranno più di 150 mostre personali e collettive in Italia e all’estero che scandiranno il suo cammino impegnato. Tra le ultime mostre si segnalano: l’antologica tenuta presso la Galleria Sant’Agostino di Torino e quella allestita presso il Museo Manzù di Ardea, Roma. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche della Regione Valle d’Aosta, della Regione Piemonte, della Provincia di Cuneo, della Provincia di Alessandria, a Palazzo Levi sede municipale del Comune di Acqui Terme, nella Chiesa di San Giovanni Bosco di Asti e in quella di Santa Maria di Belveglio (AT), nella piazza di Gli sono stati dedicati numerosi servizi da televisioni pubbliche e private ed altrettanti articoli pubblicati su riviste e quotidiani locali e nazionali.
Dal 2002 una sua fontana con girotondo di bambini festosi è stata collocata nel cuore di Mondovì (CN) e dal 2007 Alba ospita in una sua rotonda il monumento ad Augusto Manzo, campione di palla pugno.
Nel 1995 viene pubblicata una sua biografia per immagini a cura dell’editore Gianfranco Altieri e dal 2005 Sergio ùnia è presente anche nel volume: “I giudizi di Sgarbi - 99 artisti dai cataloghi d’arte e dintorni ”, Giorgio Mondatori
L' ossessione del corpo e del gesto
Se non fosse per la reiterata, ininterrotta, caparbia, talvolta intensamente ripetitiva volonta'
di Sergio Unia di produrre sculture prevalentemente dedicate alla rappresentazione del corpo
(giovane e femminile), si potrebbe dire che il nostro artista sia solo un fedele seguace ( e in un certo senso lo è,
a mio avviso ) di conclamati maestri del Novecento ( come del resto è gia' stato detto ), quali Degas, Mesina
e, maggiormente, Giacomo Manzù; rispetto a quest' ultimo ( come negarlo ) è ravvisabile una sorta di autentica
identificazione ( o savrapposizione ), tanto è evidente la scelta persino tematica: si vedano ad esempio
le sue numerose " ballerine ", " Passo di danza ", i nudi con la sedia, la serie degli " Amanti ", e, comunque,
sempre l'assorta posa di queste giovani donne, spesso adolescenti, di fronte all' artista che le ritrae. E gli
esaurienti documenti fotografici nel catalogo del suo lavoro, Unia scultore, mostrano proprio la consonanza
che appare manifesta tra scultore e modella, tra l' atteggiamento studiato di quest' ultima e la concentrazione dell' artista
sulle forme sinuose del corpo femminile. Così la posa diviene plastica astrazione nella diversita' dei gesti,
al tempo stesso ieratici e distanti, domestici e intimissimi e, in taluni casi ( mi riferisco in particolare ai
suoi studi di disegno a matita e carboncino, dai forti toni chiaroscurali ), privi di ogni pudore.
Eppure, alla fine, queste sculture in bronzo, legno, terracotta, gesso che Unia tratta con una sua istintiva
tecnica post-impressionista ( è stato fatto pertinentemente il nome di Medardo Rosso ), per come fa dissolvere
e vibrare le materie solidificate e rese sensibili dagli effetti di luce ottenuti con dei rapidi tocchi con i quali
plasma le sue figure, eppure dicevo, queste sculture non parlano d' altro che della vita, degli affetti, dell' amore
dell' uomo per l' universo femminile, famigliare e non.
Difatti per Unia non c'è mito nella rappresentazione delle sue figure ( ed è qui che vediamo la diversita' con il
grande maestro Manzù); i suoi lavori non alludono ad un tempo lontano, arcaico, appartenenti alla dimensione
del sogno, come nell'immaginazione dello scultore bergamasco: no, nel nostro artista, a mio parere, la bellezza
e le forme delle donne sono hic et nunc, e si ofrono generosamente alla contemplazione dello scultore
che solidifica quel gesto, quell' istante che certo non sara' piu'. E' quell' istante nel quale, come dicevo piu' sopra,
si stabilisce quella consonanza, quell' intesa senza parole tra artista e modella per dare sostanza alla materia
inerte che diviene traccia di poesia e vita vissuta.

Roma, settembre 2002 Mario Ursino

L' ossessione del corpo e del gesto
Se non fosse per la reiterata, ininterrotta, caparbia, talvolta intensamente ripetitiva volonta'
di Sergio Unia di produrre sculture prevalentemente dedicate alla rappresentazione del corpo
(giovane e femminile), si potrebbe dire che il nostro artista sia solo un fedele seguace ( e in un certo senso lo è,
a mio avviso ) di conclamati maestri del Novecento ( come del resto è gia' stato detto ), quali Degas, Mesina
e, maggiormente, Giacomo Manzù; rispetto a quest' ultimo ( come negarlo ) è ravvisabile una sorta di autentica
identificazione ( o savrapposizione ), tanto è evidente la scelta persino tematica: si vedano ad esempio
le sue numerose " ballerine ", " Passo di danza ", i nudi con la sedia, la serie degli " Amanti ", e, comunque,
sempre l'assorta posa di queste giovani donne, spesso adolescenti, di fronte all' artista che le ritrae. E gli
esaurienti documenti fotografici nel catalogo del suo lavoro, Unia scultore, mostrano proprio la consonanza
che appare manifesta tra scultore e modella, tra l' atteggiamento studiato di quest' ultima e la concentrazione dell' artista
sulle forme sinuose del corpo femminile. Così la posa diviene plastica astrazione nella diversita' dei gesti,
al tempo stesso ieratici e distanti, domestici e intimissimi e, in taluni casi ( mi riferisco in particolare ai
suoi studi di disegno a matita e carboncino, dai forti toni chiaroscurali ), privi di ogni pudore.
Eppure, alla fine, queste sculture in bronzo, legno, terracotta, gesso che Unia tratta con una sua istintiva
tecnica post-impressionista ( è stato fatto pertinentemente il nome di Medardo Rosso ), per come fa dissolvere
e vibrare le materie solidificate e rese sensibili dagli effetti di luce ottenuti con dei rapidi tocchi con i quali
plasma le sue figure, eppure dicevo, queste sculture non parlano d' altro che della vita, degli affetti, dell' amore
dell' uomo per l' universo femminile, famigliare e non.
Difatti per Unia non c'è mito nella rappresentazione delle sue figure ( ed è qui che vediamo la diversita' con il
grande maestro Manzù); i suoi lavori non alludono ad un tempo lontano, arcaico, appartenenti alla dimensione
del sogno, come nell'immaginazione dello scultore bergamasco: no, nel nostro artista, a mio parere, la bellezza
e le forme delle donne sono hic et nunc, e si ofrono generosamente alla contemplazione dello scultore
che solidifica quel gesto, quell' istante che certo non sara' piu'. E' quell' istante nel quale, come dicevo piu' sopra,
si stabilisce quella consonanza, quell' intesa senza parole tra artista e modella per dare sostanza alla materia
inerte che diviene traccia di poesia e vita vissuta.

Roma, settembre 2002 Mario Ursino

Per eventuali contatti con lo scultore Sergio Unia, contattare la sig.ra Angela Maioli del Centro
Culturale Arte Pozzo di Montaldeo (Al) Tel 0039.0143.849235 - Fax 0039.0143.849235 - cell.
0039.368.200291


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