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  JEAN COCTEAU LE JOLI CŒUR
Gruppo Sintetico
cocteaumilano@gmail.com
cocteaumilano.blogspot.com
 
Data di Pubblicazione giovedì 16 ottobre 2008

Quando: 24 Ottobre - 4 Dicembre 2008
Orari lunedì /venerdì ore 10-19 / sabato e domenica chiuso
Dove: Palazzo delle Stelline, Corso Magenta - Milano

Con Anna Boschi, che ne ha curato la realizzazione, abbiamo pensato questo libro d’artista collettivo come il terreno di confronto non soltanto tra diversi orientamenti, ma anche tra 63 artisti italiani e francesi, giacché il poliedrico Jean amò il Belpaese e fu sempre da esso ricambiato.
Per questa esperienza sono stati invitati: 8 artisti (Albani, Binga, Boschi, Carrera, Corsa, Fedi, Gini e Miglietta) gia presenti con loro opere nella Collezione Uroburo; altri 34 (Andolcetti, Baroni, Bentivoglio, Bertola, Blank, Bove, Cimino, Commone, Conti, Correggiari, Diotallevi, Gennai, Giambarresi, Gut, Guzzonato, Iacomucci, Lora Totino, Lentini, Lucato, Maggi, Marchese, Magro, Menetti, Moio, Noia, Osti, Perfetti, Persiani, Roffi, Sassu , Savignano, Scorza, Torelli, Vitacchio) scelti tra i più rappresentativi del panorama italiano; e ancora 21 importanti artisti d’oltralpe (Aliotis, Art-no-dommain, Balmier, Bayle, Bensidon, Blaine, Charmot, Courtois, Daligand, Della Vedova, Duhaut, Fossé, Gallet, Hugues, Lenoir, M. Nomized, Penard, Rose, Sourdin, Vannobel, Willems).
Il volume, o meglio l’opera d’arte collettiva che state sfogliando non è la mera somma algebrica delle singole tavole, ma il prodotto di raffinati intelletti e ingegnose perizie. Pur offrendo a Cocteau questo omaggio come un coro all’unisono, percepiamo ogni singola tavola come un’opera a sé e come tale ne rendiamo ragione qui di seguito.
In traccia seducente del fuoco interno dell’ispirazione di Cocteau, con la sua solita arguzia Paolo Albani ha giocato sul tema della fiamma dell’ispirazione, citandone il segno e i mots d’esprit. Attraverso un raffinato gioco fotografico, Anela Aliotis ha individuato l’amour, come leitmotiv della poetica del nostro. Rivela Fernando Andolcetti la sua peculiare affinità elettiva con il poliedrico francese nella convergenza sinestetica di segno grafico e musica. L’epigrafe malinconica di un amante/amato che cerca l’immortalità nella memoria è citata in Thanks Modigliani da Art-no-dommain, con delicato lirismo grafico. In linea con la tradizione più squisitamente pop della mail art, Christian Balmier, ci racconta di un prince frivolo e seduttivo. Vittore Baroni, comme d’habitude, realizza un hommage à la mode tra il collage e la poesia, nel pieno spirito della nostra iniziativa. È l’erotismo dei capolavori grafici (Libro Bianco) quello che Nicole Bayle rammenta arditamente con una pittura gestuale. Con mira esatta Eric Bensidon atteint la cible del nostro invito, producendo un classico ed efficace esempio d’arte postale a tema.
Una storica figura della poesia visiva italiana come Mirella Bentivoglio ci regala con La lune chez moi un frammento del suo vissuto privato legato al grande immaginifico francese. Carla Bertola, poliedrica artista visuale, con rigore aniconico ritrova in grafia e colore l’essenzialità del messaggio cocteauiano. In Mauro Carrera o J. Cocteau?, con il suo gusto originale e il suo equilibrio compositivo frutto d’innumerevoli e importanti esperienze artistiche, Tomaso Binga allude ironicamente ad una eretica e inconfessabile sovrapposizione.
Irma Blank, artista di riferimento dell’avanguardia verbo-visiva, in A few minutes registration for J. C. risponde alla prolissità e grafomania dell’omaggiato con un prezioso documento di scrittura asemantica. Avant le baiser du bouc/après le baiser du bouc di Julien Blaine allude forse ad un suo paradigma complesso e mistericamente iniziatico. Colluso complice di questo reato imperdonabile,
Anna Boschi, artefice dell’intero libro, nella tavola da lei concepita, con eleganza annoda i fili di una romantica e celeste elegia. Antonino Bove, sulla linea della sua pluridecennale ricerca, realizza un crudele sinolo di pensato/pensante, di logos biologico, tagliente e immaginario. Dissimulandolo in un paradossale calembour, in Les anges s’étonnent devant le vivant mauvais. Franco Carrera restituisce stimoli all’angelico repertorio cocteauiano. Congiunge Denis Charmot il segno fiabesco e icone da La Belle et la Bête a uno inquietantemente più rigoglioso e barocco, più sensuale e beat. Raccoglie suggestioni concettuali Cosimo Cimino che vanno sedimentandosi come le idee di un mondo espressivo ricco e variegato. Enfants più o meno terribles resi immortali in un’età sans souci sono il significante scelto da Mario Commone per la sua personale ricerca linguistica. Carlo Marcello Conti arriva come Jean al «cuore della poesia» e ne parla chiaramente, così, senza fronzoli, con la potenza della semplicità. Un Cocteau assorto e quasi engagé è quello che Lamberto Correggiari ci consegna nei suoi ritratti double-face, quasi catturandone la malinconia più intima.
In Promenade d’Orphée Nero Corsa rincorre attraverso polisemici calembours e tortuosi rebus il mito del cantore tracio, caro al poeta e suo intimo ed eterno alter ego. Vincent Courtois raccoglie le sue sensazioni sul tema attorno ad un collage fotografico, astratto e compositamente raffinato. Con Salut amical à Jean Cocteau Daniel Daligand rievoca un autoritratto apocrifo, ad un tempo semplice e contorto, un souvenir d’occasione “alla maniera di”. Sembra, Michel Della Vedova, riconoscere nell’autore de Le Testament d’Orphée una sua ascendenza di umanista rinascimentale, niente affatto improbabile. Senza tradire il suo stile Marcello Diotallevi ci riporta al “cuore” della questione, con felici dosi di colori loquaci e sinceri per giunta. Véronique Duhaut cela e rivela attraverso i grafismi del poeta la sua doppia identità, di artista e modello nello studio di Kisling.
È alla sua produzione come decoratore che allude raffinata Fernanda Fedi, facendogli ricoprire i suoi grafemi antichi nell’oblio di una chiave semantica. Vuole forse un Jean diverso Fabrice Fossé, poeta e icona hip hop, quasi un Heurtebise equilibrista su colori sgargianti. Ricorrendo alla poésie graphique, Sylvie Gallet raccoglie un foglio di personaggi consegnati ad una fragile immortalità. Di una vita primordiale ci parla Delio Gennai, lontana dal nostro eppure attinente attraverso una spiraliforme logica contrastiva. Nella Giambarresi impiega i caratteri come elementi scenici, quasi delle quinte che ci dischiudono un’esistenza aritmicamente teatrale. Con sapido equilibrio Gino Gini ci conduce sicuri alla Chapelle de Villefranche ricavando uno spazio féérique a cornice del nostro uomo.
Elisabetta Gut, vero paradigma per generazioni di artisti del libro, non indugia neanche per un attimo in questioni concettuali e ci offre/Orphée-Cocteau, come padre putativo di un linguaggio a venire. Nella sua versatilità di artista, Pino Guzzonato, come l’eclettico francese, conosce l’utilissima arte di cambiare veicolo con indifferenza e lo fa senza esitazioni. Jean Hugues è un altro Jean, ma di quest’ultimo coglie l’aspetto drammatico e teatrale e lo rappresenta con una chiarezza esemplare. In Atelier400 Carlo Iacomucci dipinge (vivaddio) un “omaggio alla moda” una metafisica rinascimentale così cara al poeta, sempre in debito con la “maniera italiana”. Pop che più di così non si può, Pascal Lenoir conduce il gioco sentimentale alle più estreme e inquietanti conseguenze. Con la sua “poesia oggettuale” Alfonso Lentini rende omaggio a Jean l’oiseleur, con frammenti impalpabili di una piuma leggera.
Arrigo Lora Totino, altra colonna portante della poesia visiva, nell’opera Cocteau, le poète entracte raccoglie le idee intorno alla irripetibile e premonitrice esperienza di Parade. Uno squarcio spazio-temporale è la convenzione su cui Gian Paolo Lucato fonda il suo lavoro, che non è una frattura ma un punto di contatto. La mano – tema caro a Cocteau – è l’icona emblematica scelta accortamente da Ruggero Maggi come simbolo di un intenso contatto. Anche l’astrazione, come d’altronde altre esperienze avevano già dimostrato, si rivela per Carlo Marchese un linguaggio sublime per ricordare. L’equilibrio semantico ed estetico di Franco Magro è del tutto consono alla celebrazione cocteauiana che si intende proporre. Il complesso rebus bifronte microviolenza di Nanni Menetti e la citazione magrittiana gettano nuova luce sul mito edipico, tanto caro all’artista e al dedicatario.
Enzo Miglietta, voce anti-cocteauiana, ritorna a parlarci di lui, e questa volta con l’equilibrio formale del poeta che fa della grafia un reticolo significante. La giostra degli inganni di Giorgio Moio ci schiude un microcosmo che fa dell’inganno e della finzione una condizione essenziale. Elegante e sostanziale è l’immagine di Antonio Noia, il vero omaggio di un contemporaneo che non teme gli equilibrismi. La citazione dal Beaubourg da parte di M. Nomized è puro pretesto per una moltiplicazione seriale dell’icona consacrata dallo stesso Warhol. La danza fu per Cocteau uno dei linguaggi d’elezione sin da Parade e Maurizio Osti ce lo rammenta con il suo lavoro. L’opera di Rémy Penard ci ricollega alla musica e al suo singolare valore trascendentale, così come testimoniato dall’opera cocteauiana. La tavola realizzata da Michele Perfetti è pervasa da uno sfacciato erotismo, chissà quanto intenzionale, lo stesso di un’ingenua Querelle. Una leggerezza azzurro/grigia risplende nella composizione di Gloria C. Persiani, una sagoma virile e al contempo luminosamente delicata. Il ritratto di Modigliani e una ricerca su Google sono le fonti d’ispirazione per l’operazione decostruttiva di Gian Paolo Roffi. Una complessa e ammiccante allegoria dada è il lavoro presentato come raffinata provocazione da Matthew Rose. Una lapidaria epigrafe firmata costituisce lo scheletro di un tentativo di costruzione estetica chiara e lampante da parte di Antonio Sassu.
La figurazione postmoderna di Franco Savignano segue il battistrada di un rappel à l’ordre riveduto e corretto. L’espressionismo di Aldo Scorza è una delle strade percorribili per immaginare una figurazione di derivazione grafica e gestuale. Le souffle de Cocteau di Bruno Sourdin è un composto collage fotografico di una chiarezza evidente ma non per questo meno sconcertante. Come una sequenza complessa e imprevedibile si compone l’opera di Anna Torelli, agli antipodi di un segno del nostro. Decostruisce e ricostruisce un disegno d’occasione su libro Isabelle Vannobelle e gli fornisce una dignità nuova ed enigmatica. Con un tagliente collage su un Folio Gallimard, Alberto Vitacchio costruisce il suo personale omaggio al versatile francese. Lucine Willems raccoglie tracce cromatiche attorno ad un’equivoca e incomprensibile icona mongolica, oltre le nostre idee.
Ci piace pensare che questa raffinata opera collettiva sarebbe piaciuta molto a Jean Cocteau, che oltre ad essere il dedicatario di questo omaggio è stato tra i pionieri di questo modo di produrre arte. Sempre disponibile alle contaminazioni e alle collaborazioni con altri artisti e letterati del suo tempo, dall’epoca delle Avanguardie agli ultimi anni della sua vita partecipò con entusiasmo a numerosi libri ed esperienze unanimi, da Maria Lani (lampante modello di questa operazione) ad Anthologie Poétique solo per citarne alcuni.
Ci piace pensare che, se non fosse stato egli stesso il destinatario della celebrazione così realizzata e se non fosse venuto a mancare circa mezzo secolo fa, avrebbe aderito alla nostra proposta con la sua eleganza da joli cœur, la sua poesia di Orphée à la mode e il suo entusiasmo da eterno enfant terrible ma irresistibilmente séducteur. Mauro Carrera

Catalogo Uroburo Edizioni
Vernice della mostra giovedì 23 ottobre ore 18 (per l’occasione è previsto un workshop interattivo aperto a tutti i partecipanti a cura dell’Archivio del Libro d’Artista di Milano e l’ascolto in anteprima delle musiche originali di Marco Lucchi create per l’evento.

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