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  Il Novecento
Gabriella Papini
info@gabriellapapini.com
 
Data di Pubblicazione martedì 9 dicembre 2008

Quando dal 18 Dicembre al 15 Marzo 2009
Orari dal mar. al ven. 15.30/19.00 - sab. e festivi 10.00/13.00 – 15.30/19.00
Dove Mole Vanvitelliana - Ancona

Alla Mole Vanvitelliana di Ancona (fino al 15 marzo 2009) in più di sessanta opere il racconto della produzione artistica italiana  da fine ottocento a tutto il secolo scorso, per arrivare al contemporaneo.
Una trama che , come in un arazzo o in un tappeto persiano, è intessuta nel dipinto di Cagnaccio di San Pietro, al cui titolo fa riferimento tutta la mostra: "Allo specchio.Il Novecento nelle collezioni della Fondazione Cariverona e della Fondazione Domus ".  La rassegna prende le mosse da quella inquietudine di un Tempo sospeso che si percepisce come nota dominante nel quadro di Cagnaccio e che si ritrova espresso come in un’eco nelle figure solitarie di Cesare Maggi, Il montanaro o di Guido Trentini, La pianta rossa, oppure nei paesaggi di Paresce, di Morandi e di Rossi, nella mestizia dell’ora del Vespro di Vincenzo De Stefani, nell’impossibile dialogo delle figure metafisiche di Savinio, di Campigli e di Chia.  E ancora   due ritratti di Boccioni e uno splendido paesaggio di Giacomo Balla; una serie strepitosa di opere di Gino Rossi, in un rapporto serrato e fruttuoso con la scultura di Arturo Martinie la deliziosa terracotta Donna seduta. Ed ancora Ceroli, Fontana,Schifano,Vedova,Cucchi. Per la cura di Gino Castiglioni con catalogo  24 ORE Motta Cultura. Oltre al comunicato stampa, alleghiamo  alcune immagini  ed elenco opere.Disponiamo anche dei saggi in catalogo e di tutte le schede delle opere in mostra, oltre ad altre immagini.
Una mostra come un racconto. La trama, come in un arazzo o in un tappeto persiano, è intessuta nel dipinto di Cagnaccio di San Pietro, al cui titolo fa riferimento tutta la mostra: Allo specchio. Una rassegna che permette di ammirare artisti tra i maggiori del Novecento che, raramente trovano spazio idoneo alla riflessione e  al confronto, come invece accade tra le mure vanvitelliane della Mole di Ancona. La mostra prende le mosse da quella inquietudine di un Tempo sospeso che si percepisce come nota dominante nel quadro di Cagnaccio e che si ritrova espresso come in un’eco nelle figure solitarie di Cesare Maggi, Il montanaro o di Guido Trentini, La pianta rossa, oppure nei paesaggi di Paresce, di Morandi e di Rossi, nella mestizia dell’ora del Vespro di Vincenzo De Stefani, nell’impossibile dialogo delle figure metafisiche di Savinio, di Campigli e di Chia. Dalle pieghe del panneggio bianco, dove si annida la firma dell’artista e la data del 1927 e dalla modella Presa alle spalle da Cagnaccio discende un percorso dello sguardo su alcune delle sculture più rappresentative della collezione della Fondazione Cariverona e della Fondazione Domus come La donna che nuota sott’acqua di Arturo Martini, presenti nella mostra solo grazie a questo prezioso dettaglio che l’obiettivo fotografico ha saputo sapientemente ritagliare. Il manicure alla moda, la punta dell’orecchino ci avvicinano al centro narrativo del quadro di Cagnaccio, a quello specchio trattenuto al muro da graffe acuminate. Dalla massa ancora scomposta dei capelli, dalle punte crudeli si avverte il senso del Dipanare della storia e allora il visitatore può attraversare in piena consapevolezza il Concetto spaziale di Fontana, Varsavia di Vedova e i grovigli di segni eleganti di Giovanni Meloni.  Il pacato disporsi dei piccoli contenitori sul piano della toletta invita all’ascolto del Silenzio degli oggetti nelle nature morte di Casorati, di Morandi, di Tadini e di Severini.  Allo sguardo non resta che inoltrarsi dentro lo specchio che racchiude il gesto rivelatore della modella: l’astuccio del rossetto sulle labbra. Rossi legami sono al centro di S’avvicina il temporale di Francesco Danieli, in Alberi e siepe a Villa Borghese di Balla, esplodono nell’Incendio alle Cinque Terre di Birolli, veleggiano nell’aquilone di Licini, dilagano nella fucilazione di Guttuso e nella Scheggia di Basaldella.  La vera immagine è contenuta nello specchio, costituisce il centro narrativo scelto da Cagnaccio, dunque rappresentare riflessi è il segno di una raggiunta sapienza pittorica, quasi di un virtuosismo come nella pittura di Orazio Pigato con le sue Case sull’Adige a Santo Stefano, in Antonio Donghi fermo a ritrarre i giochi della luce sulle sponde del fiume che bagna Castelfranco Veneto e ancora in Aurelio Tiratelli e in Rubens Santoro. Ferma sulla soglia la modella di Cagnaccio guarda nello specchio come alla finestra. Augusto Manzini pone sul davanzale delle sue finestre il vaso di fiori, metafora della presenza femminile. La pittura, l’arte figurativa è racchiusa nello sguardo. Quando l’artista si pone alle spalle del soggetto interpreta uno sguardo di cui è impossibile controllare la traiettoria, rendendo così palese il desiderio mai appagato di comprendere il visibile. La donna alla finestra è dunque metafora dell’artista che invano insegue la possibilità di catturare tutto il visibile nell’opera. Oltre la soglia, fra gli altri, lo sguardo febbricitante dei ritratti di Boccioni e quello vuoto del gesso di Accademia di Guido Trentini. Cagnaccio con la sua opera sembra suggerire la certezza illusoria dell’immagine allo specchio e lo fa restituendo quella realtà a frammenti e in via di decomposizione che prende forma ai margini. L’immagine si moltiplica nel Paesaggio anemico di Schifano, si frantuma nell’Hommage à Yves Klein di Arman, si disfa in mestizia in La canzone del Piave di Ettore Berardini. La signora allo specchio offre il suo sguardo al visitatore poco prima di entrare in scena nel gran teatro di Orfeo Tamburi ( che intendeva raccontare a mosaico per l’E 42 la storia del teatro) e di cui  sono rimasti i bozzetti monumentali sui quali, come su un fondale,  prendono vita storie di danza e d’amore. Nei pezzi di ogni collezione è racchiusa una storia, una vicenda che parla di passione per il bello, questa della Fondazione Cariverona documenta più di un aspetto della ricerca dell’arte italiana del Novecento, nella sua qualità più alta. È dallo spessore dell’opera che nascono come da una tela orditi e trame di percorsi narrativi e interpretazioni critiche. La collezione continuamente viene arricchita per l’alacre impegno di chi a questa è preposto, come  dimostrano gli artisti in mostra: Afro (Basaldella), Arman, Roberto Marcello Baldessari, Giacomo Balla, Ettore Beraldini, Renato Birolli, Umberto Boccioni, Cagnaccio di San Pietro, Massimo Campigli, Felice Casorati, Mario Ceroli, Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Danieli, Vincenzo De Stefani, Antonio Donghi, Lucio Fontana, Renato Guttuso, Osvaldo Licini, Cesare Maggi, Augusto Manzini, Arturo Martini, Giovanni Battista Meloni, Francesco Menzio, Umberto Moggioli, Giorgio Morandi, Michael Nobel, Renato Paresce, Orazio Pigato, Gino Rossi, Rubens Santoro, Alfredo Savini, Alberto Savinio, Mario Schifano, Pio Semeghini, Gino Severini, Emilio Tadini, Orfeo Tamburi, Tancredi (Parmeggiani), Aurelio Tiratelli, Guido Trentini, Giulio Enrico Trois, Emilio Vedova.
Rassegna a cura di Gino Castiglioni;  Comitato Scientifico: Gino Castiglioni, Silvia Cuppini, Alessandro Delpriori e Paola Marini; percorso espositivo: Silvia Cuppini; progetto d’allestimento: Roberto Bua, Joan Martos, Alice De Vecchi; catalogo curato dallo stesso Castiglioni: 24 ORE Motta Cultura;  Promossa dal Comune di Ancona, dalla Fondazione Cariverona e dalla Fondazione Domus per l’arte moderna e contemporanea. Organizzata dalla Fondazione Cariverona, dal Fondo Mole Vanvitelliana  e dall’Assessorato alla Cultura di Ancona.  

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