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  Marche Centro d’Arte
Marco Bernacchia e Francesca Gentili
galleriamarconi@tiscali.it
www.siscom.it/marconi
 
Data di Pubblicazione giovedì 12 febbraio 2009

Quando dal 22 Febbraio al 22 Marzo 2009
Orari lunedì-sabato dalle 16 alle 20
Dove Cupra Marittima - Ascoli Piceno

Dopo il successo del primo appuntamento di Marche Centro d’Arte, con la collettiva che ha presentato i lavori di Roberto Cicchinè, Daniele Duranti, nardiescopetta e Rita Soccio, alla Galleria Marconi di Cupra Marittima proseguono gli appuntamenti del ciclo sull’arte marchigiana, all’interno della rassegna Gallerista sull’orlo di una crisi di nervi.
Marche Centro d’Arte prosegue domenica 22 febbraio alle 18.00 con la doppia personale di Marco Bernacchia e Francesca Gentili, che saranno curati, rispettivamente da Elvira Vannini e Maurizio Coccia.
La doppia personale è la seconda tappa di un ciclo di tre mostre dedicate ai fermenti dell’arte marchigiana intitolato: Marche Centro d’Arte. Lo scopo della rassegna è mostrare la vivacità delle produzioni artistiche che ci sono nella regione, una regione in cui convivono pluralità e singolarità, a partire dallo stesso nome, Ogni artista ha una sua peculiarità, che rende interessante il suo percorso di ricerca, una voce che unendosi alle altre, che emergono dal territorio, dà vita a un mosaico ricco vivo e vivace.
“Fotografia, scultura e installazioni ambientali come dispositivi per sondare le zone di interazione tra lo spazio, l’architettura naturale e gli interstizi della realtà, spesso articolati in una dimensione performativa: così si sviluppa la pratica artistica di Marco Bernacchia, intrecciata alla ricerca sonora della scena indipendente che attraversa la sua attività musicale. Le sue installazioni sono quasi degli oggetti d’affezione, degli assemblages innestati con elementi naturali e artificiali in una commistione eterogenea: quasi una post-natura contaminata dal sonoro che si intreccia col dato naturale fino ad assorbirlo. Ogni progetto di Marco Bernacchia che lavora sempre in termini site-specific, assume gli estremi del linguaggio plastico: è micro ma con una declinazione ambientale, è modulare e al tempo stesso non mai è riproducibile.
L'impiego del suono come strategia di spazializzazione diventa un processo di appropriazione del tempo, dello spazio, della realtà: la natura è assorbita come ambiente primario mentre amplifica la nostra zona d’ascolto. I prelievi naturali, il verde, le piante, i rami mixati con oggetti defunzionalizzati cambiano il senso delle cose: la post-natura, creata dall’artista, diventa allora una presenza oggettuale, un campo d'azione, reale o immaginario, che può innescare un processo di cambiamento della struttura sociale in una nuova forma di autoproduzione parallela ai circuiti mainstream dell’arte e della scena musicale”. (Elvira Vannini)
“La ricerca di Fratesca Gentili si è sviluppata in due direzioni complementari: l’analisi della figura umana e l’esame del linguaggio scelto per rappresentarla, la pittura. Ad una progressiva riduzione formale corrisponde l’affinamento dei mezzi stilistici. Qui la rappresentazione si concentra sugli sguardi. La frontalità dei soggetti conferisce loro solennità ieratica. La figura umana si impone allo spazio. L’atmosfera è asettica e gli sfondi anonimi. Resta lo sguardo. La linearità, ancora animale, dello sguardo. Un misto di natura e sentimento, amplificata dal trattamento pittorico, vibrante, sonoro, dai toni perlacei.
Sono lavori impostati su un riuscito bilanciamento/contrasto di storia e progetto, di austerità iconografica e intensificazione emotiva. Volti assorti, prossimi all’evanescenza; effigi appannate dal tempo. Monito doloroso, presa d’atto di una scadenza irrimediabile”. (Maurizio Coccia)
Gallerista sull’orlo di una crisi di nervi
Che cosa accade quando all’improvviso dalla galleria scompare la bevanda caratteristica, quando si cominciano a cercare bibite alternative, perché nel punto vendita dove ci si rifornisce, quella preferita è scomparsa? Quando il gallerista torna con la spesa e la faccia sconsolata, perché sa che anche stavolta non è riuscito a trovare il ginger.
Un senso di vuoto e tristezza riempie la galleria e quanti lì passano anche solo per un saluto cinque minuti di chiacchiere una sigaretta.
Intanto il giorno della mostra si avvicina e il panico diventa generale, perché si avverte che senza ginger non sarà la stessa cosa. Una fredda sera di gennaio, però, arriva la soluzione e una bottiglia di ginger acquistata in un altro negozio, frizzante amaro rinfrancante.
Allo stress di una mostra, collaboratori di vario tipo aggiungono stress, ritardi, piccole/grandi inefficienze che un povero gallerista si trova a dover affrontare, perdendo i capelli e/o facendosi venire i capelli bianchi. Eccolo buttarsi su massicce dosi di tachipirina per affrontare l’immancabile febbre pre-mostra, mettersi ai fornelli per preparare pasti con innumerevoli portate e quantità capaci di sfamare interi reggimenti, eccolo infine perdere l’attimo atteso ogni giorno come la manna dal cielo: il riposino pomeridiano. Una vita dura fatta dalle piccole insoddisfazioni di ogni giorno e dalle grandi soddisfazioni di ogni mese.
Gallerista sull’orlo di una crisi di nervi è l’omaggio a quella cosa bellissima ed entusiasmante che è l’organizzazione di una mostra, cosa bellissima, ma anche snervante e stancante. Ecco che aumenta il numero delle sigarette fumate fuori dalla porta, ecco che i chiodi e le viti si accumulano sul pavimento. Poi si inaugura, si parla, si ride e il giorno dopo si pulisce. Questa è la “tragica” routine che accompagna la vita di un gallerista. Ma non bisogna dimenticare però la bellezza di una mostra, il piacere di una chiacchierata con gli amici, l’emozionarsi sempre nuovo che ripaga da ogni affanno. I rapporti umani, e non solo professionali, con artisti, critici e curatori, sono il vero collante dell’attività e il motore che rende sempre nuova la voglia di andare avanti.
Solo un grazie a chi ci permette di poter seguire ed apprezzare il mondo dell’arte nel suo continuo movimento.

The appointments of the exhibitions about Marche art, for the program An art gallery manager on the edge of a fit of nerves, are going on after the successful first appointment of Marche Centre of Art, with the group exhibition that has presented the works by Roberto Cicchinè, Daniele Duranti, nardiescopetta and Rita Soccio.
Marche Centre of Art continues on Sunday 22nd February at 6.00 p.m. with the opening of Marco Bernacchia and Francesca Gentili exhibition, respectively presented by Elvira Vannini and Maurizio Coccia.
The exhibition represents the second step of a cycle of three expositions dedicated to the Marche art with the title “ Marche Centre of the Art”. The aim of this cycle is to show the lively art productions that are in the region, a region where plurality and singularity have always met, starting from the name itself. Each artist has his own peculiarity that makes his interesting research as a kind of voice which, together with the others coming from the same territory, realizes a rich and lively mosaic.
”Photography, sculpture and environmental installations as they were means to check the interaction areas among space, natural architecture and reality, which are often created in a performative dimension: it’s this way that Marco Bernacchia art develops, mixed to the sound research of the independent scene, which goes through his musical activity. His installations are nearly affecting objects, they are compositions made of natural and artificial elements, creating a various mix : as it was a post-nature contaminated by the sound mingling with the natural element till taking it up. Marco Bernacchia always works in a site-specific way and each of his projects takes the plastic language: it’s micro but with an environmental characteristic, it’s a module but at the same time never repeatable.
The use of sound as a strategy to make spaces becomes a process of appropriating time, space, reality: nature is absorbed as a primary habitat, while expanding our listening area. The natural parts, open spaces, plants, branches mixed with objects having different functions, change the sense of things: so the post-nature created by the artist becomes an object presence, a real or imagery field of action. It can start a changing process of the social structure into a new form of self-production like the mainstream art systems or the musical area”. (Elvira Vannini)
“Francesca Gentili research developed into two complementary directions: The study of the human figure and painting, that’s the language she has chosen to represent it. The refinement of her style means goes together with the progressive shape reduction. In her works the creation is concentrated on the glances. The front position of the painted subjects makes them solemn and dignified. The human figure dominates on the space. The atmosphere is aseptic and backgrounds anonymous. The glance is what just remains . The animal simplicity of the glance. It’s a mix of nature and feeling, made amplified by the vibrant and resonant painting treatment with pearly tones.
They are well balanced /contrasted works of story and project, of iconographic austerity and emotional intensification. Absorbed faces nearly evanescent; effigies growing dim with time. Sorrowful warning, a taking note of an unavoidable deadline”. (Maurizio Coccia)
An art gallery manager on the edge of a fit of nerves
What is it going to happen when suddenly the special drink disappear, when you start looking for other drinks, because the favorite one is disappeared in the market we usually buy our food supplying? Then the gallery manager comes back with the shopping and a depressed expression, because he realizes that he couldn’t find his ginger ale this time too.
There is a sense of void and sadness in the gallery and also for the people passing by to say hello, five minutes chatting or a cigarette.
Meanwhile the day of the exposition is getting near and everyone is panic-stricken, because it’s clear that without ginger ale it won’t be the same. Then a cold January evening the solution comes together with a bottle of sparkling, bitter and reassuring ginger ale, bought in another supermarket.
Various collaborators add stress, lags, small/big inefficiencies which the poor art gallery manager must face, losing his hair or better getting it white old. Here he is taking large amounts of medicines to face the certain high temperature before an exposition, here he is in front of the cooker in order to prepare big amounts of meals, able to feed whole armies. Here he is, in the end, losing the daily awaited moment, as it was the manna from heaven: his afternoon snap. A hard life made of the daily small dissatisfactions and of the monthly big satisfactions.
An art gallery manager on the edge of a fit of nerves is a tribute to the very beautiful and fantastic organization of an exhibition, something very beautiful but nevertheless exhausting and tiring. Here he is increasing the number of cigarettes smoked outside the door, while nails and screws are piling up on the floor. Then the opening with all the talking, laughing and at the end the cleaning of the day after. This is the “tragic” routine in the life of a poor art gallery manager. But you shouldn’t neglect the beauty of an exposition, the pleasure of chatting with friends, the always new emotions, that repay for any worries. The human , and not only professional, relationships with the artists, critics and curators, are the real linkage of the activity and the engine that makes the will to go on always new.
We only want to thank the ones who allow us to be able to follow and appreciate the art universe in its continuous movement.

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