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  In hoc tempore
Galleria Marconi
galleriamarconi@vodafone.it
www.siscom.it/marconi
 
Data di Pubblicazione martedì 20 ottobre 2009

Quando Dal 25 Ott. Al 22 Nov 2009
Orari lunedì-sabato dalle 16 alle 20
Informazioni 0735 778703
Dove Cupra Marittima (AP)

Alla Galleria Marconi di Cupra Marittima proseguono gli appuntamenti della rassegna “Non lo so e non lo voglio sapere”. Dopo il successo dell’esposizione di Giuseppe Restano domenica 25 ottobre alle 18.00 si inaugura In hoc tempore, personale di Francesco Insinga. La mostra, organizzata in collaborazione con la Galleria White Project di Pescara, è curata da Renato Bianchini autore anche del testo critico.
“Il tempo dell’arte ha un’estensione tutt’altro che immobile, i suoi confini sono invisibili, solo l’artista può riconoscerli perché il suo agire è imprevedibile. Il suo presente appare sempre incompiuto perché non è garante di alcuna certezza. Il suo andamento tende in continuazione ad arretrare per poi riavvicinarsi, anzi, attratto dal suo stesso sguardo, compie un movimento all’indietro come per voler meglio comprendere il significato dell’interpretazione. Improvvisamente, avviene che l’opera appare come una meraviglia in divenire e, l’evento all’indietro si trasforma in presenza inquietante, che per essere visualizzata richiede una prospettiva illusionistica.” (Renato Bianchini) Non lo so e non lo voglio sapere non è solo una risposta, è anche una provocazione, un atteggiamento e in fondo una forma di agnosticismo, che nel caso dell’arte potremmo definire culturale. È un modo per affrontare i grandi quesiti dell’umanità: da dove veniamo? Dove andiamo? Perché il dolore? Perché le patate al forno sono sempre troppo poche? Una risposta spesso comoda, a volte sconvolgente, che esprime una volontà di ignoranza che è molto lontana dall’affermazione socratica che il vero saggio è colui che sa di non sapere. Non c’è nessuna tensione alla conoscenza, nessuna curiosità, solo distacco e indifferenza. Spesso davanti a una proposta di tipo artistico questa frase arriva e fa un po’ male. Chi la adotta può sembrare un po’ fuori dal tempo, ma in verità spesso appartiene a una maggioranza, nemmeno troppo silenziosa.
Sarebbe legittimo adesso rispondere alla domanda: perché intitolare in questa maniera una rassegna di mostre ? La risposta in fondo è già nel titolo


The appointments of the programme “I don't know and I don't want to know” are going on at Marconi Gallery of Cupra Marittima. After the successful exposition of Giuseppe Restano, on Sunday 25th October at 6.oo p.m. there will be the opening of Francesco Insinga sole exhibition. The exposition, organized in cooperation with White Project Gallery of Pescara, is curated by Renato Bianchini, who is the author of the critical text as well. “The time of art has a kind of expansion, which isn't absolutely unchangeable, its boundaries are invisible, only the artist can recognize them, because his operation is unpredictable. His present seems always unfinished because he doesn't give any certainity.
His progress continuously tends to withdraw and then to get close again. Attracted by his own glance, he even moves back as if he wanted better understand the meaning of the interpretation. Suddenly, the work seems to be a growing wonder and the backward event turns into a worrying presence, which needs an illusionistic perspective in order to be viewed. (Renato Bianchini) I don't know and I don't want to know isn't just an answer, it's also a provocation, an attitude and, after all, a kind of agnosticism, that about art we could say cultural. It is a way to face the great questions about mankind: where do we come from? Where do we go? Why sorrow? Why baked potatoes are never enough ?An answer which is often convenient, sometimes upsetting. It expresses the will of ignorance, that is very far from the Socratic statement following which, the real wise man is the one who knows he doesn't know. There isn't any will for knowledge, no curiosity, only detachment and indifference.
This sentence is often made in front of an art proposal and it hurts a little. The one who says it may seem a bit out of the time, but he really is often one of the not too much silent majority. It would now be legitimate to answer the question: why such a title for a program of expositions ? The answer is already in the title, after all.

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