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  Giovanni Gaggia maicol e mirco Gabriele Silvi Rita Soccio Rita Vitali Rosati
Galleria Marconi
galmarconi@siscom.it
www.siscom.it/marconi
 
Data di Pubblicazione lunedì 15 febbraio 2010

Quando dal 21 Febbraio al 21 Marzo 2010
Orari tutti giorni 16.00 - 20.00, esclusa la domenica
Informazioni 073 5778703
Dove Cupra Marittima (AP)

Dopo il successo della collettiva con Roberto Cicchinè, Armando Fanelli, Niba e Ivana Spinelli, La Galleria Marconi di Cupra Marittima domenica 21 febbraio alle 18.00 presenta il secondo appuntamento di Marche Centro d’Arte. Gli artisti che partecipano al secondo appuntamento sono: Giovanni Gaggia, maicol e mirco, Gabriele Silvi, Rita Soccio e Rita Vitali Rosati. La cura e il testo critico della collettiva sono di Dario Ciferri.
Marche Centro d’Arte è un progetto che rientra nella rassegna Non lo so e non lo voglio sapere ed è un mini ciclo di tre mostre che la Galleria Marconi dedica ai fermenti artistici marchigiani, presentato già lo scorso anno, è stato riproposto dopo il successo riscosso. Marche Centro d’Arte vuole dare voce e spazio a un territorio che presenta al suo interno una pluralità di prospettive, idee e linguaggi e che ha fatto di questa sua pluralità un punto di forza e distinzione.

“La contemporaneità è un punto fermo che ogni artista deve affrontare e tenere presente nel proprio lavoro, sia che ne parli o che la rigetti. Marche Centro d’Arte parte da un luogo ben definito, un territorio, per allargarsi a qualcosa di più ampio, una riflessione sul nostro tempo e sul senso dell’uomo in esso.
Giovanni Gaggia prende e maneggia il cuore dell’uomo, non lo manipola ma lo rende reale sulla tela in un percorso di scoperta dell’essere umano, della sua energia, della sua intimità e del suo spirito.
Una natura che si è persa, straniata e straniante, un mondo buffo e allucinato ci appare con lucida ironia nelle opere di maicol e mirco. Una follia che non è il nostro mondo, ma non si discosta poi molto dalle nostre paure.
Nelle opere di Gabriele Silvi tutto è filtrato attraverso il gioco, un gioco che però mostra sempre un meccanismo spezzato, come se nel divertimento qualcosa fosse andato storto e adesso fosse fuori controllo.
La pubblicità detta ormai i ritmi della nostra vita, gli impone tempi e valori, Rita Soccio attraverso l’uso dei brand pubblicitari stravolge il senso dei prodotti e veicola nuovi messaggi che parlano alla coscienza di tutti.
Il dolore, il senso di mancanza, una sofferenza che accompagna e accomuna ogni essere umano, Rita Vitali Rosati guarda all’animo umano e ci racconta i traumi, piccoli e grandi che si trovano in ciascuno di noi”. (Dario Ciferri)
Non lo so e non lo voglio sapere non è solo una risposta, è anche una provocazione, un atteggiamento e in fondo una forma di agnosticismo, che nel caso dell’arte potremmo definire culturale. È un modo per affrontare i grandi quesiti dell’umanità: da dove veniamo? Dove andiamo? Perché il dolore? Perché le patate al forno sono sempre troppo poche?
Una risposta spesso comoda, a volte sconvolgente, che esprime una volontà di ignoranza che è molto lontana dall’affermazione socratica che il vero saggio è colui che sa di non sapere. Non c’è nessuna tensione alla conoscenza, nessuna curiosità, solo distacco e indifferenza.
Spesso davanti a una proposta di tipo artistico questa frase arriva e fa un po’ male. Chi la adotta può sembrare un po’ fuori dal tempo, ma in verità spesso appartiene a una maggioranza, nemmeno troppo silenziosa.
Sarebbe legittimo adesso rispondere alla domanda: perché intitolare in questa maniera una rassegna di mostre?
La risposta in fondo è già nel titolo.


After the successful exposition with Roberto Cicchinè, Armando Fanelli, Niba and Ivana Spinelli, Marconi Gallery of Cupra Marittima presents the second appointment of Marche Centro d'Arte on Sunday 21th February at 6.00 p.m.. The artists taking part to the second appointment are: Giovanni Gaggia, maicol & mirco, Gabriele Silvi, Rita Soccio and Rita Vitali Rosati. Critical text by Dario Ciferri, who is the curator too.
Marche Centro d'Arte is a project part of I don't know and I don't want to know. It is a programme of three expositions dedicated to the artistic Marche tturmoils. It has been proposed again after the success of last year. Marche Centro d'Arte aims to give evidence to a territory that presents a varietyof prospects, ideas and languages and it has turned this variety into an aspect of strenght and distinction.
“Contemporaneity is an important aspect which every artist must face and consider in his own work, either he accepts or refuses it. Marche Centro d'Arte starts from a well defined place, an area and it spreads out to something wider, a kind of reflection about the present time and about the sense of man inside it.
Giovanni Gaggia takes and touches the man's heart, he doesn't manipulate it but makes it real on the canvas, trying to know the human being, his energy, his inwardness and his soul.
A lost, alianated and alienating nature, a funny and hallucinated world comes into our sight with clear irony in the works by maicol and mirco. A kind of madness that isn't of our world, but which isn't too far from our fears.
Everything is sifted through the game in the works by Gabriele Silvi,. But it's a game showing always a broken mechanism, as if something was wrong in the amusement and now it was out of control.
Advertising now dictates all the rythms of our life and imposes times and values, Rita Soccio changes the sense of the product through ads and gives new messages to our consciousness.
Sorrow, sense of lack, a common suffering that goes together with every human being, Rita Vitali Rosati looks into the human soul and tells us the small and big shocks which are inside each one of us.” (Dario Ciferri)
I don't know and I don't want to know isn't just an answer, it's also a provocation, an attitude and, after all, a kind of agnosticism, that about art we could say cultural. It is a way to face the great questions about mankind: where do we come from? Where do we go? Why sorrow? Why baked potatoes are never enough?
An answer which is often convenient, sometimes upsetting. It expresses the will of ignorance, that is very far from the Socratic statement following which, the real wise man is the one who knows he doesn't know. There isn't any will for knowledge, no curiosity, only detachment and indifference.
This sentence is often made in front of an art proposal and it hurts a little. The one who says it may seem a bit out of the time, but he really is often one of the not too much silent majority.
It would now be legitimate to answer the question: why such a title for a program of expositions?
The answer is already in the title, after all.

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