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  GIANNI BERTINI. L'ULTIMA BARRIERA
Espoarte
mercoledi@espoarte.net
www.espoarte.net
 
Data di Pubblicazione venerdì 29 ottobre 2010

Quando dal 30 Ottobre al 27 Novembre 2010
Informazioni 347 8601207
Orari lun al sab 10-12 16-19,30. dom su appuntamento
Dove Cavana Arte Contemporanea (SP)

28 giugno 2010 Nansola, Liguria, sopra a Sestri Levante. Federico Sardella e Luca Cavana incontrano Gianni Bertini. Un dialogo/monologo che restituisce un Bertini con la straordinaria voglia di raccontare nonostante la malattia che lo avrebbe stroncato pochi giorni dopo a Caén in Normandia. 88 anni, più della metà passati a lavorare: «Del resto un pittore fa il pittore, deve farlo; ed è già troppo...» E ora? Quando ci si accorge che non si riesce più a continuare? Quando le barriere non sono limiti imposti dall'esterno? Un'onesta presa di coscienza, una scelta: «Se ne ho voglia faccio dei bozzetti o scrivo, ma piuttosto che mostrare aria fritta non propongo nulla...» Francesca Di Giorgio: L'ultima barriera. Iniziamo da qui... In un'intervista rilasciata al nostro magazine (Espoarte #36 agosto-settembre 2005, n.d.r.) Bertini affermava: «La felicità di un pittore è quando esistono delle barriere» come a dire: i limiti esistono per essere superati...?Federico Sardella: La questione della barriera, del muro da scavalcare o da abbattere, riguarda sì Gianni Bertini ma, al tempo stesso, distingue il procedere ed il fare di molti e molti artisti, sia contemporanei che non. La storia dell’arte (il passato ed il già fatto…) può essere vissuta come una barriera, come un limite e, di conseguenza, per assurdo, per alcuni, come uno stimolo. A partire dal dopoguerra, Bertini è stato protagonista di numerose tendenze e con una sorta di voracità o di urgenza di fare ha saputo cavalcarle da protagonista, senza mai però ripetere se stesso sino allo sfinimento, mosso come era da un irrefrenabile desiderio di spostarsi e di guardare altrove. Mi pare che la sua attività sia scandita da numerose stagioni creative, distinte da un inizio, da uno sviluppo e da una fine. La barriera come segna l’avvio di un ciclo di opere ne determina pure la conclusione. Non a caso, infatti, durante il nostro incontro nel suo studio, ha tenuto più volte a sottolineare che per lui è stato fondamentale, in qualunque tempo, avere degli ostacoli da superare, specificando che se questi non si avvertono risulta impossibile lottare ed andare avanti, rinnovarsi e continuare a produrre, ammettendo che forse oggi, purtroppo, non vi sono più barriere. Un artista da sempre controcorrente. La sua ricerca, non si è mai adagiata tra le sicure braccia di movimenti artistici... Nel vostro incontro ribadisce di sentirsi più vicino agli impressionisti che alle ultime generazioni di pittori. Cosa lo infastidiva del così detto sistema dell'arte contemporaneo ??Mi risulta difficile rispondere a questa domanda perché non sono solito parlare per altri, a meno che questi non mi autorizzino a farlo. In ogni caso, condivido e mi corrisponde la boutade di Bertini che si dichiara più vicino agli impressionisti che alle nuove generazioni di artisti. L’arte strettamente contemporanea, principalmente, si regge su logiche che fino a qualche decennio fa appartenevano in via esclusiva al mondo della pubblicità ed è fruibile nel caos, con una certa immediatezza, proprio come lo è la pubblicità, del resto. La vera arte, invece, si compie nel silenzio e non necessità di grandi proclami (non sono parole mie ma, bensì, di Marcel Proust…), non offre certezze e insinua il dubbio in chi la avvicina. Per un artista che ha iniziato ad esporre alla metà degli anni '40 credo sia molto duro digerire un sistema che impone verità dogmatiche, che considera degno di interesse solo ciò che è spettacolare e che mette sul piedistallo artisti il cui lavoro si regge in via esclusiva su una magistrale gestione dello stesso. Rivendicando con forza l'estraneità nei confronti di un sistema dell'arte mondializzato e di conseguenza liquido nel definire i suoi confini intesi come diversità peculiari, Bertini forniva interessanti spunti critici... Quali sono, a suo parere, gli strumenti e i parametri per riconoscere oggi una ricerca fondata ??Una ricerca fondata, oggi più che in passato, deve essere competitiva a livello internazionale. A mio avviso, un lavoro valido si distingue nel momento in cui, per qualità ed originalità, può essere comparato con il passato, senza che il confronto con questo lo distrugga. Filiberto Menna, in un saggio titolato Modificazioni, scrive: «nelle avanguardie il cambiamento si è configurato in modo radicale, da uno stato ad un altro stato, come una rivoluzione. Oggi noi possiamo parlare di cambiamenti a partire da realtà date, di micro-modificazioni, di cambiamenti a livello di piccoli scarti: in termini architettonici questo equivale a progettare nel costruito; non si parte dalla tabula rasa, ma dall’esistente». L’artista contemporaneo, dunque, non ha più la possibilità di perdersi percorrendo sentieri inesplorati, infatti, molta dell’arte prodotta oggi esprime con mezzi nuovi concetti vecchi, anche se, per fortuna, una minima parte dell’arte prodotta oggi esprime con mezzi vecchi concetti nuovi, e questa non è cosa da poco… La straordinaria mobilità della ricerca si accompagna alla costante fedeltà alla pittura e al suo operare sempre all'interno dell'elemento linguistico anche, e forse soprattutto, quando si avvicina alla Mec Art... Come definirebbe quest'attaccamento al mezzo ? Il mezzo è tutto! Anche se l’attaccamento al mezzo, in Bertini, non è mai stato morboso o estremo come lo può essere stato, per esempio, in un artista come Andy Warhol che in più occasioni ha ribadito che le sue opere erano fatte meccanicamente per metà, ma che sarebbe stata per lui una grande soddisfazione se lo fossero state completamente.?Il mezzo, per Bertini, altro non è stato che uno strumento al suo servizio, uno strumento di affermazione, controllato con consapevolezza e, perché no, forse, anche con distacco a volte.

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